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‘Bologna noir’: online le schede dei ‘cattivi’
16
lug
‘Bologna noir’: online le schede dei ‘cattivi’

 

‘Persone pericolose per la sicurezza dello Stato’: un pezzo della storia ‘noir’ di Bologna, oggi online.

Un vero paradiso per tutti i curiosi. Se è vero che il crimine non paga, è, altrettanto vero, che i ‘cattivi’, da sempre, sono più affascinanti dei buoni. Se, poi, le loro storie si perdono nelle nebbie del tempo che fu, acquistqano contorni leggendari. E, allora, ecco, appunti riservati, note, schede, verbali, foto segnaletiche, rassegne stampa, fonogrammi, corrispondenze personali e quant’altro conservano gli Archivi di Stato sui pericolosi sovversivi che si aggiravano per il capoluogo emiliano nel secolo scorso, a portata di un clic. Non resta che armarsi di mouse e fare una bella incursione in ‘vite spericolate’ vissute sotto le Due Torri, dal 1872 al 1983. Sono 8644 i fascicoli che raccontano biografie borderline, vagabondi, prostitute, dissidenti, militanti, attentatori, gerarchi,sindacalisti, anarchici, socialisti, sovversivi o presunti tali. Un volta, ci voleva poco per essere invisi alla polizia, bastava una multa per aver trasportato merci senza licenza, come accadde a Ottorino Rangoni, classe 1909. Personaggi misteriosi, talvolta feroci, alcuni saliti alla ribalta delle cronache, altri spiati per pochi mesi perché non così pericolosi da doverli monitorare costantemente. Così, scopriamo la storia di Norma Mazzoni, nata nel 1895, di professione prostituta clandestina ma, anche, anarchica e comunista. Venne internata in un manicomio dopo aver scritto una lettera a casa Savoia, ingiuriando Benito Mussolini. Clotilde Bolzani, sindaco di Anzola e assessore provinciale, considerata un femminista rossa. Solo due esempi di un elenco sterminato. Il periodo più corposo ‘sotto la lente d’ingrandimento’ della questura bolognese è il ventennio fascista: tra il 1923 e il 1944 sono state aperti 6.213 dossier, con un picco tra il 1925 e il 1927. Dopo la liberazione, ovviamente, le parti si invertirono e la polizia iniziò a raccogliere materiale su fascisti e collaborazionisti: 150 schede in un solo anno. Dal secondo dopoguerra ai primi anni ’80, la parte del leone la fanno gli attivisti e i militanti di sinistra.

(Photocredit)